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    Dall’inizio di luglio 2021, le farmacie di comunità sono state direttamente coinvolte nella campagna vaccinale anti-COVID-19. Per ottenere la certificazione di farmacista vaccinatore, è necessario seguire una serie di corsi di aggiornamento teorici e superare i relativi test; inoltre, l’attestato definitivo viene rilasciato successivamente a superamento di una prova pratica, con adeguata supervisione all’interno di un centro vaccinale.

    Modalità operative nella nostra realtà

    Ogni farmacia poteva approvvigionarsi di una quantità massima di 30 dosi a settimana di vaccino Spikevax (Moderna, approvato a partire dai 12 anni di età) e 50 di Janssen (monodose Johnson&Johnson, approvato dai 18 anni ma con raccomandazione soltanto dai 60 anni in su). Perchè la farmacia possa prendere in carico la vaccinazione, una scheda d’anamnesi contenente domande riguardo l’eventuale presenza di particolari condizioni cliniche deve presentare risposte totalmente negative: in caso contrario, la vaccinazione viene rimandata all’ULSS di riferimento.

    Presso la nostra farmacia, nel rispetto delle regole previste dalla normativa, abbiamo allestito un apposito percorso per la seduta vaccinale: il cittadino p beneficiare di spazi dedicati per l’attesa, per la registrazione dei dati, per l’inoculazione e per il monitoraggio conclusivo. Per quanto riguardo la preparazione delle dosi, il laboratorio viene allestito e dedicato esclusivamente a questo nelle ore precedenti la seduta.

    La nostra prima seduta vaccinale si è svolta venerdì 09/07/2021. Da allora, considerati i limiti di approvvigionamento, sono state effettuate 142 prime dosi e relative seconde ove necessario.

    L’ingresso della farmacia di comunità nella campagna vaccinale

    L’entrata in gioco delle farmacie nella campagna vaccinale ha rappresentato una completa novità. Pur già esistente in diversi stati europei ed extraeuropei, l’apertura alla figura del farmacista vaccinatore in Italia è stata concessa in seguito alla maggiore richiesta di forze che la pandemia da COVID-19 ha generato.

    La possibilità di vaccinarsi presso la farmacia di comunità dà la possibilità al cittadino di potersi relazionare facilmente con personale sanitario preparato e di fiducia. Ciò può permettere di confrontarsi e chiarire eventuali dubbi riguardo la vaccinazione.

    La farmacia di fiducia, inoltre, può rappresentare un luogo familiare e comodo. Nel lungo termine, infatti, persone che presentano difficoltà negli spostamenti potranno avvalersi di questa opzione per richiedere il proprio vaccino.

    Il ruolo del farmacista vaccinatore

    Il farmacista vaccinatore può rappresentare un valore aggiunto in una campagna vaccinale. Il vaccino è un farmaco e, per quanto l’atto dell’inoculazione rappresenti una novità, il farmacista deve sapere di trovarsi a giocare nel proprio campo.

    Detto dell’importanza del contatto diretto col cittadino, con un ruolo di divulgazione ed educazione sanitaria, il farmacista ha la possibilità di seguire in maniera più attenta anche le eventuali reazioni avverse in seguito alla vaccinazione. I cittadini vaccinati presso la nostra farmacia hanno ricevuto una “scheda post-vaccinazione”, nella quale veniva chiesto di indicare la presenza di reazioni nei giorni successivi, dalle più comuni ad altre meno note.

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    Si tratta di una farmacovigilanza attiva che consente un’ampia tracciatura delle reazioni avverse nella popolazione, con il cittadino che sa di poter interfacciarsi col farmacista anche dopo la vaccinazione.

    Il risultato, o almeno l’obiettivo sperato, è quello di avvicinare il cittadino al professionista sanitario, in un momento in cui la ricerca delle fonti corrette è particolarmente delicata.

    In conclusione, un valore aggiunto da professionista del farmaco

    La figura del farmacista vaccinatore deve rappresentare un aspetto professionalizzante del nostro lavoro; essa, oltre ad altre già esistenti, può contribuire a mantenere la nostra immagine più legata alle conoscenze sul farmaco, così come dev’essere. Perchè ciò accada, va considerato il ruolo generale che il farmacista di comunità può avere in questo contesto, dall’educazione sanitaria alla farmacosorveglianza.

    Anche in questo caso, l’unione fa la forza e uno sforzo coordinato tra diverse farmacie potrebbe fare la differenza.

    Federico Zerbinato