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    Dalla fine del 2020, la gestione farmacologica dei pazienti colpiti da Covid-19 ha spostato decisamente l’attenzione sui vaccini. Infatti, rispetto a quanto accaduto con i trattamenti studiati dall’inizio della pandemia e discussi nei precedenti articoli, i dati emersi dagli studi effettuati sui vari vaccini sono risultati confortanti e promettenti. Inoltre, l’approvazione di un vaccino sicuro ed efficace rappresenta un traguardo fondamentale in ogni patologia che possa prevedere il ricorso ad esso.

    Nel caso di Covid-19, la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di alcuni tecnologie diverse: a oggi, in Europa sono stati approvati vaccini a mRNA e vaccini a vettore virale, con differenze nel meccanismo d’azione, nei dosaggi, negli intervalli di somministrazione e nelle caratteristiche di conservazione.

    Contemporaneamente, il trattamento farmacologico della patologia ha comunque acquisito nuove conoscenze, utili a fornire un’opzione al medico curante o ad accantonare trattamenti che non hanno dato buon esito.

    I VACCINI

    Vaccini a mRNA

    Primi a essere approvati per la prevenzione di Covid-19, questi farmaci proteggono dalla patologia attraverso l’utilizzo di molecole di acido ribonucleico messaggero (mRNA): la sua funzione è di fornire informazioni alle cellule per produrre la nota proteina spike, responsabile dell’ingresso di Sars-CoV-2 nell’organismo. Nell’esercitare la loro azione, questi vaccini non comportano rischi di causare la patologia, in quanto la molecola trasmette soltanto l’informazione, senza coinvolgimento del virus stesso3; la conseguente attivazione degli anticorpi, specifici e non specifici, è alla base del funzionamento del farmaco. I due vaccini di questo tipo autorizzati sono prodotti da Pfizer (Comirnaty) e da Moderna.

    Entrambi sono risultati sicuri ed efficaci, al 95% nel caso di Pfizer e al 94% con Moderna. I dati di efficacia del vaccino Pfizer si riferiscono alla protezione dimostrata una settimana dopo la seconda dose, in adulti superiori ai 16 anni; l’intervallo tra le due dosi è stato identificato in 21 giorni. L’efficacia del vaccino Moderna è stata evidenziata in una popolazione superiore ai 18 anni, a distanza di due settimane dalla seconda dose, con un intervallo di 28 giorni tra le due somministrazioni. Pur adottando la stessa tecnologia, il vaccino Moderna può essere conservato tra i -15o e i -25o C e tra i +2o e i +8o C per 30 giorni, mentre Comirnaty va conservato tra i -90o e i -60o C e tra i +2o e i +8o C fino a 5 giorni3.

    Vaccini a vettore virale

    Già utilizzata in passato per contrastare la diffusione di altre patologie infettive, questa tecnologia si basa sulla somministrazione di un virus indebolito e incapace di replicarsi7: è il caso del vaccino prodotto da AstraZeneca, autorizzato dall’Agenzia Europea per i Mediciniali (EMA) a fine gennaio. Il vettore è una versione attenuata di un adenovirus di scimpanzè, modificato per apportare l’informazione genetica per la produzione della proteina spike. Anche in questo caso, il virus indebolito va incontro a degradazione e non comporta rischi di causare la patologia, ma attiva il sistema immunitario che sarà pronto a riconoscere l’eventuale contatto con la proteina spike di Sars-CoV-23.

    Il vaccino prodotto da AstraZeneca ha dimostrato un’efficacia dell’82% 14 giorni dopo la seconda dose, la quale può essere somministrata a distanza di 12 settimane dalla prima. I primi studi sul vaccino hanno evidenziato un’effiacia maggiore nella popolazione più giovane, portando i vari enti regolatori a raccomandarne un uso differenziale in base all’età. L’Agenzia Italiana del Farmaco ha stabilito negli adulti tra i 18 e i 65 anni il target principale del medicinale, con raccomandazione all’uso dei vaccini a mRNA per persone più anziane o a maggior rischio di sviluppare la malattia in forma più severa. Anche in questo caso non ci sono dati riguardo i minorenni, mentre conservazione e distribuzione risultano più semplici, in quanto i flaconcini possono essere conservati tra i +2o e i +8o C fino a 6 mesi3.

    Già autorizzato in U.S.A., a breve potrebbe essere approvato anche in Europa l’uso del vaccino di Janssen (Johnson & Johnson), il quale sfrutta la stessa tecnologia ma sembra essere somministrabile in una singola dose; anche il russo Sputnik V è ora in corso di valutazione da parte di EMA e appartiene a questo gruppo di vaccini6.

    TRATTAMENTO DI COVID-19. CONFERME E NOVITA’

    Il trattamento farmacologico di Covid-19 rimane largamente studiato, per implementare le linee guida esistenti sia per i pazienti ospedalizzati, sia per quelli in terapia domiciliare. Come già visto nel precedente articolo, la maggior parte degli antivirali sperimentati non ha dato buon esito, ad eccezione di Remdesivir che mantiene comunque grosse limitazioni d’uso, soltanto relativamente a pazienti ospedalizzati e in ossigenoterapia2. I farmaci cortisonici, in particolare Desametasone, rimangono autorizzati dai maggiori enti regolatori grazie ai benefici dimostrati nella riduzione della mortalità, in pazienti in ossigenoterapia in presenza o meno di ventilazione meccanica9. Oltre a queste evidenze, l’anticorpo monoclonale Tocilizumab, già utilizzato per ridurre l’infiammazione in pazienti con artrite reumatoide, ha recentemente dato buoni risultati; infatti, soprattutto in associazione a cortisonici, il farmaco (per uso endovenoso) ridurrebbe il rischio di mortalità e la necessità di dover ricorrere a ventilazione meccanica in pazienti con bisogno di ossigenoterapia8.

    Gli anticorpi monoclonali sono stati recentemente oggetto di discussione; si tratta di farmaci in grado di riconoscere e legarsi in maniera specifica a bersagli precisi, definiti antigeni, bloccandone l’azione. Il loro meccanismo d’azione ha dato importanti benefici in campo oncologico o nel trattamento della malattie autoimmuni, proprio per l’alta specificità per cui si contraddistinguono. Nel caso di Covid-19, si è valutata la loro azione nel bloccare selettivamente la proteina spike del virus5; i risultati attualmente disponibili dimostrano la possibilità di ridurre la carica virale e il rischio di ospedalizzazione, ma rimangono ancora discordi1,5. Le associazioni Bamlanivimab/Etesivimab, recentemente approvato da EMA e Casirivimab/Imdevimab, in corso di valutazione, sembrano essere migliori rispetto alle terapie coi singoli farmaci5.

    Tuttavia, va ricordato che si tratta di farmaci per infusione endovenosa e ad alto costo, con risultati ancora incerti; il loro uso rimarrebbe attualmente riservato ad una popolazione non ospedalizzata, con sintomi lievi o moderati e con fattori di rischio di sviluppare la patologia in forma più grave5.

    CONSIDERAZIONI FINALI

    Alla luce delle evidenze emerse fino ad oggi, i vaccini, oltre ad essere la via preferenziale nella gestione di una malattia infettiva, hanno mostrato risultati migliori rispetto ad altre strategie terapeutiche.

    Gli stati fuori dall’Unione Europea con campagne vaccinali già in fase avanzata stanno dimostrando un calo nei decessi e nelle ospedalizzazioni (così come professionisti sanitari e residenti RSA in Italia), confermando i dati di efficacia. Non è attualmente chiaro quanto le diverse varianti possano incidere sull’efficacia dei vaccini, motivo per cui le misure di contenimento del virus rimangono fondamentali; nonostante ciò, arrivano dati confortanti a riguardo, compresi quelli di Janssen che dimostrano una buona efficacia anche sulle varianti10.

    Il primo rapporto di farmacovigilanza sui vaccini Covid-19 ha confermato un profilo sicuro dei vaccini in uso, con segnalazioni avverse legate principalmente a febbre, dolore nel sito d’iniezione, mal di testa e dolori muscolari e più frequenti dopo la seconda dose4. In questa fase, un vaccino non è da preferire rispetto ad un altro, in quanto ognuno sta dando risposte importanti in termini di sicurezza ed effiacia. Pur in un contesto ancora difficile, le informazioni in arrivo, sempre da ricercare attraverso fonti accreditate, lasciano ben sperare e vanno interpretate con fiducia.

    Federico Zerbinato

    BIBLIOGRAFIA

    1. ACTIV-3/TICO LY-COV555 STUDY GROUP, 2021. A Neutralizing Monoclonal Antibody for Hospitalized Patients with Covid-19. DOI: 10.1056/NEJMoa2033130 edn. The New England Journal of Medicine.

    2. ACTT-1 STUDY GROUP MEMBERS, 2020. Remdesivir for the Treatment of Covid-19 — Final Report . The New England Journal of Medicine, 383(1813-1826), pp. 10.1056/NEJMoa2007764.

    3. AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO (AIFA), 04/03/2021, 2021-last update, Vaccini COVID-19. Available: https://www.aifa.gov.it/vaccini-covid-19 [03/06, 2021].

    4. AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO (AIFA), 26/01/2021, 2021-last update, Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19. Available: https://www.aifa.gov.it/documents… [03/06, 2021].

    5. EUROPEAN MEDICINES AGENCY (EMA), 05/03/2021, 2021-last update, L’EMA formula raccomandazioni sull’uso dell’associazione di anticorpi (bamlanivimab / etesevimab). Available: https://aifa.gov.it/documents2…[03/06, 2021].

    6. EUROPEAN MEDICINES AGENCY (EMA), 26/11/2020, 2020-last update, Treatments and Vaccines for COVID-19. Available: https://www.ema.europa.eu… [12/15, 2020].

    7. ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ (ISS), 03/02/2021, 2021-last update, Come funziona un vaccino a vettore virale?. Available: https://www.iss.it… [03/03, 2021].

    8. THE RECOVERY COLLABORATIVE GROUP, 2021. Tocilizumab in patients admitted to hospital with COVID-19 (RECOVERY): preliminary results of a randomised, controlled, open-label, platform trial. https://doi.org/10.1101/2021.02.11.21249258 edn. medRXiv.

    9. THE RECOVERY COLLABORATIVE GROUP, 2020. Dexamethasone in Hospitalized Patients with Covid-19 — Preliminary Report. The New England Journal of Medicine, , pp. DOI: 10.1056/NEJMoa2021436.

    10. U.S. FOOD AND DRUG ADMINISTRATION (FDA), 27/02/2021, 2021-last update, Janssen COVID-19 Vaccine Frequently Asked Questions. Available: https://www.fda.gov… [03/06, 2021].